Tracce templari a Napoli

Per amore di Napoli. Non è uno slogan preconfezionato, buono per ogni occasione. Paolo Barbuto, giornalista de “ II Mattino” di Napoli è solenne, in  questa accorata  dichiarazione. Esibisce con orgoglio e con una punta di divertimento la foto (curiosa, simpaticissima) in cui appare fasciato in una tuta da speleologo con tanto di casco. E’ lui stesso a commentarla.

“La mia mole è abbastanza imponente, ma questo non mi preoccupa. Con una tuta speciale, grazie all’assistenza dello speleologo Luca Cuttitta, dell’Associazione “La Macchina del Tempo”, che mi segue in tutte le mie “scorribande”,  riesco a infilarmi in pertugi strettissimi o calarmi dall’alto pur di documentare un ritrovamento storico o testimoniare di uno scempio perpetrato ai danni dell’immenso patrimonio artistico partenopeo”.

Paolo Barbuto è giornalista di razza e uomo d’azione, un reporter vecchia scuola, insomma. Come giovane cronista ha seguito lo sport come inviato, vivendo e trasmettendo emozioni uniche :

“Ho vissuto le emozioni delle Olimpiadi e ho seguito  le vicende di Diego Maradona; emozioni uniche, bellissime, dal punto di vista professionale,ma niente ora appare per me più importante di quello che sto cercando di fare”.

Oggi: il presente, appunto. Paolo Barbuto è il paladino di una battaglia di grande valenza civile: il recupero dei monumenti abbandonati di Napoli, delle chiese inagibili, dei tesori d’arte seppelliti dall’oltraggio del tempo, ma, più colpevolmente, dall’insensibilità di chi non fa nulla per porre rimedio a questo autentico scempio che dissacra la memoria e la storia della città. Il suo libro “Le chiese proibite di Napoli” e le foto crude delle condizioni in cui tuttora versano reperti preziosissimi hanno ferito profondamente l’animo sensibile  dei tanti cultori dell’arte e del bello.

“Mi sono appassionato a questa operazione di recupero della memoria e della coscienza civica dei cittadini napoletani, testimoniando delle condizioni incredibili in cui vengono lasciati autentici capolavori d’arte, espressioni delle diverse stratificazioni culturali della nostra magica e unica città. Ecco perché mi indigno di fronte all’indifferenza, all’incuria, alla volontà rassegnata di lasciare che tracce così importanti del nostro passato si deteriorino da sole”.

Aggiungiamo sommessamente che il turismo d’arte è una risorsa per il Paese  e che Napoli, investendo nel recupero di parte dei suoi tesori abbandonati, potrebbe ritrovare nuovo slancio occupazionale. Senza contare che nuova luce potrebbe essere gettata sulle vicende storiche legate alle diverse dominazioni succedutesi, che rendono la storia di Napoli intrigante e ingarbugliata come un noir d’autore .

Paolo Barbuto, al riguardo, si mostra stupito dell’interesse suscitato dalla notizia pubblicata sul suo Giornale di un ritrovamento di croci templari sotto la Basilica della Pietrasanta, a 35 metri di profondità sotto il livello stradale, a due passi dalla misteriosa dimora del Principe di Sansevero. Un mistero che sta appassionando storici, archeologi e appassionati di esoterismo.

“Da quando ho pubblicato la notizia del ritrovamento di quelle  croci  in quel sito ho avuto e sto avendo contatti con una miriade di cavalieri templari, ordini cavallereschi e studiosi vari. Ognuno vuole saperne di più, tutti vogliono scendere in quel cunicolo a vedere, toccare con mano. Sarebbe comunque impossibile: è inagibile. Comunque, ho scoperto che l’interesse per i templari a Napoli è altissimo e non è certo dovuto a libri e letteratura fantastica sull’argomento.”

Che idea si è fatta Paolo Barbuto delle tracce templari a Napoli?

“Non ne ho riscontro né mi ci ero imbattuto prima. Adesso sto approfondendo la questione ma la ricerca di tracce autentiche deve necessariamente passare per l’esame di documenti e l’analisi delle correlazioni tra personaggi e vicende di quei secoli lontani. Non è facile ma è di sicuro appassionante. E’ evidente che la difficoltà maggiore consiste nel lasciar cadere illazioni e supposizioni prive di fondamento, ricostruzioni magari suggerite da suggestioni letterarie o altro. Tuttavia, la tradizione orale può anche avere un fondamento storico anche se, per arrivare a trovare tracce autentiche tutto deve essere vagliato e verificato”.

Una storia intrigante, insomma. Una pista che Barbuto intende seguire , ma a modo suo, senza condizionamenti di sorta, fidando nell’istinto giornalistico che ne è un tratto distintivo. Non resta che attendere gli sviluppi di questi ritrovamenti e siamo sicuri che si potranno scrivere altri capitoli di questa affascinante storia segreta di Napoli. Il suo sottosuolo, d’altronde, nasconde stratificazioni di diverse civiltà, misteri ancora non svelati, camminamenti e collegamenti oscuri, proprio come Parigi, omologa a Napoli per mistero e sapienza celata. Da cronache oralmente tramandate  da anziani napoletani,  nel cuore della Napoli antica, friabile e smottata diverse volte nel corso dei secoli,  sarebbero  ancora da ricostruire i percorsi  di antichi camminamenti che attraversavano la città arrivando a ridosso di piazza San Domenico Maggiore. Altre storie da verificare, approfondire, verosimili per via delle enormi cavità sotterranee che disegnano un reticolo insondabile nella downtown partenopea.

Paolo Barbuto non commenta. Torna su quello che gli sta più a cuore. La salvaguardia dei monumenti e la restituzione della memoria storica e culturale ai cittadini di Napoli.

“Continuerò a cercare tracce, siti, insediamenti, seguendo le voci popolari e le tracce scientifiche più rigorose. Mi auguro che le istituzioni raccolgano l’appello che non viene da me, ma da queste vestigia di lontane civiltà, per il recupero di una storia prestigiosa e ricchissima che è patrimonio dell’umanità”.

Una battaglia da vero Cavaliere, quella di Paolo  Barbuto. Noi Templari non lo lasceremo solo, in questa mirabile opera di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di una delle più affascinanti e misteriose città del mondo. Per amore di Napoli, appunto.

Armando Pannone


URL breve: http://notizietemplari.com/?p=760

Scritto da il 17 maggio 2011. Registrato sotto Archivio, Editoriale. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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